In viaggio con la letteratura

Anche il peggiore dei romanzi racconta i luoghi in cui è ambientato meglio della più accurata guida turistica. Cogliendo l’invito, che mi hanno lanciato su Twitter, Nonsoloturisti.it, voilà una personalissima selezione sulle “guide letterarie” che consiglierei per entrare nello spirito di un luogo.
 
EGITTO
Assassinio sul Nilo” è un classico e probabilmente il testo più adatto per essere letto durante una crociera. Però per sperimentare un assaggio dell’Egitto moderno con tutte le sue inquietudini, bisogna leggere Ala Al-Aswani: prima del mio piccolo tour egiziano, lessi la raccolta di racconti “Se non fossi egiziano” e l’immancabile “Palazzo Yacoubian”. In “Ti ho amata per la tua voce” Nassib Selim racconta la leggenda di Umm Kalthum, la più grande cantante del mondo arabo; è un poetico affresco dei mitici Anni Cinquanta al Cairo.
 
INDIA
Difficile scegliere. La letteratura indiana è un universo vastissimo e multisfaccettato tanto quanto il subcontinente. Io ho amato particolarmente “Il Dono della Dea” di Radhika Iha, che nel difficile equilibrio tra tecnologia e spiritualità, descrive bene le contraddizioni di questo paese. Chiunque abbia viaggiato su un treno in India, capirà le atmosfere di “Cuccette per Signora” di Anita Nair: sei voci femminili in uno scompartimento raccontano la vita e la ricerca della felicità, come solo le donne sanno fare. Più leggero e ironico “Un misero 18” di Chetan Bhagat: le goliardate di un gruppo di studenti dell’Indian Istitute of Technology, attraverso le quali si legge però l’ambizione e il desiderio di affermarsi nel mondo dei giovani indiani.
 
 ISTANBUL
Mai più senza “La bastarda di Istanbul” ma anche “Il palazzo delle pulci”. Elif Shafak è la più toccante cantatrice della città sul Bosforo. Certo non si può dimenticare “Istanbul” di Orhan Pamuk o “Il signor Cevdet e i suoi figli”: Pamuk è una lettura impegnativa ma vale lo sforzo. Jason Goodwin è autore di una serie di romanzi ambientati nella Istanbul dell’800 e che hanno per protagonista il detective eunuco Yashim; chi non ama il romanzo storico vi può trovare interessanti assaggi della cucina turca (nell’ultimo “L’occhio del Diavolo” c’è una ricetta per il branzino, che prima o poi proverò).
 
PRAGA & Repubblica Ceca
Non saprei quale scegliere tra i romanzi di Milan Kundera. Credo di averli letti tutti. Kundera piace o non piace, c’è chi lo ama e chi si soccombe sotto il peso e la lentezza del suo scrivere. A chi vuole provare consiglierei comunque “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, che fotografa Praga nel momento dell’occupazione sovietica. Non si può non menzionare Bohumil Hrabal, di cui si può leggere tutto: a scelta “Treni strettamente sorvegliati”, “Una solitudine troppo rumorosa” “Ho servito il Re d’Inghilterra”. “Il buon soldato Scvèik” è un classico della letteratura ceca, un po’ come  I Promessi Sposi per quella italiana. Al posto del moralismo manzoniano Jaroslav Hašek ha messo il tipico umorismo nazionale, sempre al limite tra ironia e sarcasmo, e la critica antimilitarista.

Un treno chiamato challenge

Ok, non è ancora una folle istituzione come il RickshowChallange indiano , ma si tratta pur sempre di una sfida interessante. Se credessi nei post “Le cento cose da fare…” lo inserirei sicuramente nell’elenco. 
Si tratta del “neonato” (è solo alla seconda edizione) Ultimate Train Challenge
Nato per iniziativa di Michael Hodson del sito Go, See Write  (un travel blogger di quello seri, mica gente che in ufficio compila i post “Le cento cose da fare”), il challenge consiste nel percorrere la più lunga tratta che è possibile fare in treno. 
Hodson, che l’ha studiata a fondo e garantisce che si tratta della Lisbona-Saigon. I partecipanti hanno un mese di tempo, dalla partenza all’arrivo: ogni percorso è possibile, purché l’unico mezzo di spostamento utilizzato sia il treno. Per non far annoiare i partecipanti nei lunghi percorsi in carrozza sono state pensate una lunga sfilza di sfide minori, piccole “caccie al tesoro” materiali o fotografiche nel quali i blogger si possono sbizzarrire.: dai video di karaoke, a quelli in cui il blogger si rende ridicolo danzando un ballo locale o baciando un capostazione russo…chi più ne ha più ne metta e chi più ne mette vince soldi. Non so quanti perché dal blog non si devince né quanto si paga per iscriversi, ne quanto si guadagna se si vince la gara. Ma sicuramente questi dati sono a disposizione di chi contatta gli organizzatori. Se non si vuole partecipare… si può anche restare a casa e limitarsi a sponsorizzare un partecipante. 
E puoi scommetterci che se vuoi fare Lisbona-Saigon in 30 giorni, la sfida più ardua da vincere è…trovare qualcuno che ti paghi per farlo! In bocca al lupo a chi ce la fa.  

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 I blogger in gara. No scherzo 🙂