Scrub alla crostata (e altre specialità nelle vetrine di Bologna)

ImmagineChe ci si passi per la prima o per la millesima volta, ci sono angoli di una città che mantengono inalterato il proprio fascino. Più che fascino, lo chiamerei gusto, colore, inflessione, quel tratto chiarissimo ma indefinibile che dice “Questa è Bologna”.

Uno di questi posti nel capoluogo emiliano è “il quadrilatero”. Sin dal Medioevo il crocicchio di stradine tra via Clavature, Pescherie Vecchie e Drapperie è dedicato al commercio e qui, tra un fioraio, una pescheria e qualche locale da aperitivo si può notare lo spirito acuto ma schietto, tipico del commerciante felsineo.

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Gli storici cartelli con cui il forno Atti racconta i propri prodotti locali a chi non è del posto (chissà come interpreta un forestiero il verbo “sgurare“?)

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Le mortadelle reclamano la loro nobile discendenza, con tanto di documenti ufficiali e stemmi

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Se la battaglia coi derivati del porco è persa sul fronte storico, al pesce non resta che reinventarsi in pescherie moderne e dal sapore cosmopolita

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Quanto a sgrammaticature ce ne è per tutti i gusti e per tutte le abitudini alimentari. I carnivori si lanceranno sul ROSBIF di manza

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I vegetariani preferiranno i ZUCHINI…

Anche se a me resta il dubbio: non era IL manzo e La zucchina???

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Una domenica agostana-artistico-cultural-bolognese

Nel pomeriggio di ieri mi risuonava in testa la canzone di Battisti, quella che parla di “chiedere gli opuscoli turistici della mia città” o “parlar di sugelati rincarati”. Queste due esperienze, secondo me, sono ugualmente stimolanti. Non mi stuzzica mai l’idea di fare la turista in casa, ma ieri potevo scegliere tra il divano olimpico e l’abbruttimento a bordo vasca di un’affollata piscina cittadina. Così ho deciso di prendere il treno a andare per musei, in una Bologna agostana e semideserta. Per non scontentare nessuna epoca storica, ho scelto il Museo Civico Medievale e il MamBO.

Un ipotetico turista che scende dal treno e si incammina verso il Nettuno incrocia quasi subito una delle più note istituzioni cittadine: Spongano, il sassofonista con i cani chow chow. Il famoso musicista di strada (che raramente suona, più spesso sta lì a far delle chiacchiere) negli ultimi 15/20 anni è stato visto con due chow chow, poi con un chow chow, poi nessun chow chow, ora un cucciolo di chow chow, e raffigura perfettamente il cerchio della vita (in questo caso dei chow chow).
Ma tutto ciò resta ignoto al turista, che prosegue il suo percorso dritto verso Piazza Maggiore.

Per immedesimarmi meglio, faccio come prescrive Battisti e vado a caccia di numerosi opuscoli. BENE, per l’ufficio informazioni turistiche aperto e per il numero di volantini a disposizione. MALE, perchè i suddetti volantini sono davvero troppi, alcuni solo in italiano e in generale comunicano l’idea di un’offerta turistico-culturale poco coordinata e chiara.

Un’ampollina deliziosa che mi sarei portata a casa

Torno indietro al Museo Civico Archeologico, in cerca della mostra sulle armi ottomane (di cui ho scoperto su Internet, all’ingresso del museo non è segnalata). Si tratta di un allestimento di una sola stanza, ma non fa nulla. Il museo è sempre interessante, ogni tanto fa rivisto.

Poi, rotta verso il MamBo. Per un attimo non mi ricordo come ci si arriva ma non mi preoccupo… “ho tanti depliant in borsa”. In realtà nel materiale raccolto non c’è nulla che mi torni utile. Ho un opuscolo su tal “Genius Bononie – musei nella città”, mi illude che potrei trovare indicazione su tutti i musei, invece c’è solo un percorso tra “edifici nel centro storico, restaurati e recuperati all’uso pubblico”, mentre il libretto “Bologna Contemporanea” parla dei festival in corso dell’anno ma non specifica le location, dunque “dove resta” il Mambo ancora non lo so. Allora sforzo la memoria e ritrovo la strada, ma un vero turista come farebbe? Come farebbero Battisti e Mogol?

foto da arassociati.webfactional.com

Visitare il MamBo, come molti musei di arte contemporanea, è un’esperienza che mi piace sempre: è un collage di sensazioni, il silenzio, l’improvviso “colpo” di un’opera eloquente, gli spazi bianchi. Ho visitato anche l’esposizione temporanea di Pleman Dejanoff, suggestiva ma oggettivamente poco spiegata. Se l’arte contemporanea offre un percorso emozionale più che intelletuale, questo museo fa bene il suo servizio. Altrimenti non so.

Per concludere, un drink analcolico (leggi succo di pompelmo) all‘Ex Forno, caffè ristorante del museo. Anche qui, solitudine pressochè totale, al punto che i baristi mi invitano a bere un cicchetto per festeggiare le ferie di uno di loro. (Uno in meno a Bologna… sempre più agostana e deserta)

In chiusura,  
qualche numero:
Museo Civico Archeologico: euro 5
MamBo: euro 6
Succo di pompelmo: euro 3
Comunicazione dell’offerta culturale della città (almeno per via cartacea) voto 4

e un link, per togliersi la curiosità su Spongano e altre storielle bolognesi: Da Il Codice Bologna