Un pomeriggio in Piazza Duomo

Ogni volta che si va a Milano, prima o poi, volente o nolente, ci si trova in piazza Duomo. E’ un luogo tra i più famosi d’Italia, è la piazza simbolo di Milano e tutti la conoscono. Perché tornarci?
Alcuni soggettivi – ma sempre validi – motivi:
Lo shopping
La Rinascente: uno dei luoghi più milanesi (anche nel senso deleterio del termine) di Milano. Il paradiso dello shopping su sette piani dove trovare tutto ciò che è griffe. Le turiste giapponesi si concentrano sulle calzature di Jimmy Chou, mentre le saudite si perdono tra le scie odorose del piano tutto dedicato alla profumeria. La terrazza del bar all’ultimo piano è una sosta obbligata; il portafogli accusa il colpo ma la vista sulla piazza ringrazia. Se poi si hanno ancora energie da spendere, Corso Vittorio Emanuele è subito dietro l’angolo, con la sua distesa di vetrine a perdita d’occhio.
L’arte
Il Museo del 900: recente istituzione. I protagonisti del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo introducono il percorso della collezione permanente, dedicata alle avanguardie del secolo scorso e agli artisti più importanti dal Futurismo in poi. La visita si conclude con la sezione didattica “Tecnica Mista – come è fatta l’arte del 900”. Un riassunto di tutte le tecniche e gli strumenti dell’arte del secolo scorso, dai collage al video, dalla fotografia alla performance, ideale per bambini, studenti, neofiti o dummies dell’arte moderna. All’uscita si può passare direttamente a Palazzo Reale: propone sempre un ricco calendario di mostre di pittura e fotografia.

Gli spuntini
Un caffè in Galleria Vittorio Emanuele tutti dovrebbero prenderlo almeno una volta nella vita. Poi andare a mangiare uno (o più) panzerotti da Luini, in via Santa Redegonda. Conviene forzare l’appetito e andarci in orario non di punta, altrimenti la fila è lunga e il buttafuori in smoking che dirige il “traffico” è uno spettacolo grottesco. E’ un forno, non una discoteca! I panzerotti sono sia dolci che salati. L’antica bottega è stato insignita dell’Ambrogino d’Oro e non dimentica di ricordarlo neanche sui tovagliolini.
Per chi ama i dolcini snob, a pochi passi da piazza Duomo, in via Spadari 6 (la prima traversa di via Torino) si trova la filiale locale di Ladurèe. La pasticceria parigina ha una piccola vetrina guarnita da piramidi degli squisiti macaron color pastello. I pasticcini griffati si vendono sfusi  o in graziose scatoline: una volta finiti, le confezioni si possono riutilizzare come contenitori per oggetti meno preziosi, ad esempio gioielli.
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In un’insolita Milano

A fine agosto Milano è in fase di risveglio. La città lombarda, famosa per la sua operosità, è ancora impigrita dal caldo, ma le attività stanno per riprendere e si alzano le prime serrande. E’ un periodo perfetto per visitarla: meglio sorprenderla in questo momento, prima che inizi la corsa.  Sono andata in tre luoghi un po’ insoliti, fuori dall’asse Piazza Duomo-Castello Sforzesco, a cercare tracce e atmosfere della Milano più genuina e popolare, quella senza make up (…al massimo un velo di gloss), quella che, come tutte le signore veramente eleganti, riesce ad essere chic senza sforzarsi troppo.
 
Un’Isola vintage a due passi dal centro
Circondata da grattacieli a specchio, cantieri e nuove costruzioni, c’è un’isola, anzi “L’Isola”. Un quartiere popolare storico, nel quale la città perde un po’ i suoi tratti metropolitani e ritrova una dimensione d’antan, tra botteghe artigianali e trattorie. E’ un quartiere melange: le ringhiere Liberty dei palazzi del secolo scorso convivono con i murales, piccole sartorie e botteghe di riparazione cicli proseguono la loro attività all’ombra dei grattacieli. Un quartiere in via di trasformazione, che evolve senza snaturarsi e che in alcuni punti a me ha ricordato incredibilmente Parigi. Non c’è un itinerario obbligato: si possono percorrere le strade che partono da piazza Lagosta a caso, a zonzo, perdendosi. 
Per arrivarci: dalla stazione si prende la metro verde e si scende a Garibaldi FS.  Sul retro della stazione, si arriva all’Isola. Se invece si esce sul davanti ci si trova a Porta Nuova. Qui c’è il famoso Corso Como con negozi, locali e discoteche.
 
 
Design – ma non solo – in Zona Tortona
Proprio dietro la stazione ferroviaria Garibaldi FS, nasce zona Tortona. Fino qualche anno fa, un normale quartiere a vocazione industriale, poi una mattina, come per magia le strade hanno iniziato a popolarsi di fotomodelle. Oggi Zona Tortona è il quartier generale di moda e design a Milano. Tutto (o molto) ruota intorno a SuperstudioPiù, con i suoi showroom e studi fotografici. Zona Tortona fiorisce a primavera, più precisamente ad aprile, quando diventa palcoscenico degli eventi collaterali del Salone del Mobile. Tuttavia è interessante farci un giro anche in periodi più tranquilli, perché ci sono i negozi, locali, gallerie d’arte e design, o per chi, come me, è sensibile alla poesia di capannoni e spazi industriali.
Per arrivarci: La metro verde fino a Garibaldi FS. All’uscita della stazione c’è una fermata dei vecchi tram con l’interno in legno; sul retro, il cavalcavia sui binari. Bisogna attraversarlo e voilà, Zona Tortona.
 
 
Navigli, dove Milano si riscopre romantica
In quest’area della città, delimitata dai Navigli Grande e Pavese, milanesi e turisti si rilassano davanti a un aperitivo dopo una giornata di lavoro (o di turismo, che è anche più stancante). Per tutti i gusti e tutti i budget, ci sono ristorantini eleganti o locali dove bere una birra, al riflesso delle luci nell’acqua. Durante la mia passeggiata lungo il canale, sono entrata in alcuni cortili e ho trovato gli angoli più deliziosi, vere e proprie cartoline della Milano di un tempo: studi e botteghe d’arte, qualche negozio di artigianato artistico e le tipiche case di ringhiera, che da sole valgono il viaggio.
Per arrivarci: si può prendere la metro verde e scendere in Garibaldi FS e fare poi una piccola passeggiata a piedi; ma se ci si trova in centro si può anche fare una bella scarpinata, partendo dal Duomo, passando per via Torino e le colonne di San Lorenzo. 
 
 
 
Un suggerimento per la notte – per Hostel Lombardia
 
OSTELLO LA CORDATA
Non lontano dai Navigli ma nemmeno dal Duomo (basta percorrere tutto Corso Italia). E’ il classico ostello giovanile; gli spazi interni vivaci e colorati si incontrano ragazzi e backpackers provenienti da tutto il mondo. Nei corridoi ci sono postazioni internet e anche un angolo per il bookcrossing. Oltre alle classiche camerate, l’ostello offre anche stanze singole uso hotel, con bagno in camera, aria condizionata, tv e wifi a prezzi più abbordabili di quelli di un albergo. 

La bella del Ticino. 24 ore a Pavia

Il primo dei miei contributi a Hostel Lombardia il blog della rete degli ostelli lombardi.
Ora che l’estate si allontana ogni giorno di più, è tempo di mettere da parte il costume e dedicarsi alle gite fuori porta. Perchè non passare un week-end a Pavia? Voilà un piccolo itinerario di Pavia, per gironzolare nella bella città lombarda.

A soli 20 minuti di treno da Milano, Pavia è la classica piccola città tranquilla ma vivace, dove passare un fine settimana, senza annoiarsi né stancarsi troppo.

piazza della Vittoria

Il centro storico si può girare tutto a piedi e chi ama l’architettura romanica, qui può farne una scorpacciata: il Duomo, San Pietro in ciel d’oro, San Giovanni Domnarum e le molte torri, sono solo alcuni degli esempi. La parte meridionale del centro è fitta di viuzze e vicoli pittoreschi. Le signore devono però fare attenzione alle calzature: l’antica pavimentazione delle strade è costituita da pietre tonde a rilievo, quindi meglio evitare tacchi o ballerine dalla suola sottile che danno la sgradevole sensazione di “camminare sulle uova”.

Per riposare i piedi ci si può fermare tra piazza della Vittoria e corso Strada Nuova per un gelato, un aperitivo e un po’ di shopping: i negozi più famosi di Pavia rimangono le pelliccerie, ma ci sono molte altre vetrine cruelty-freealla quali ci si può dedicare senza problemi di coscienza… Pavia è anche un’importante sede universitaria; qualche pezzo di merchandising dell’Ateneopotrebbe essere forse il souvenir più originale di Pavia.
Una volta percorsa la centralissima Strada Nuova ci si trova davanti al Ponte Coperto: attraversandolo si arriva a un quartierino che è un vero bijoux:  l’antico villaggio di Borgo Ticino, abitato un tempo da pescatori e lavandaie. Una sorta di “Trastevere pavese”, con vicoli e piccole case. Le più graziose sono sicuramente quelle sulla riva del fiume: percorrendo i vicoli vedono in diversi punti i livelli raggiunti dal fiume durante le piene negli ultimi tre secoli.

Il Ponte Coperto
Il social network del Burgh 🙂  
Anche la statua lignea di Giovanni Nepomuceno, patrono degli annegati, che si trova nella cappella centrale del ponte, ricorda come la convivenza tra l’uomo e l’acqua si fondi sempre su un equilibrio delicato.
Il tramonto è l’orario ideale per una passeggiata a Borgo Ticino; se siete fortunati ci sarà ancora qualche pescatore in barca a cui scattare una foto, in caso contrario si possono immortalare le imbarcazioni attraccate al molo, che propongono escursioni e minicrociere tra il Po e il Ticino.

Un suggerimento per la notte

 

L’ostelloSanta Maria in Betlem si trova proprio nel cuore di Borgo Ticino ed è annesso all’omonima chiesa parrocchiale. Una curiosità sul nome: la chiesa si trova sul percorso seguito anticamente dai pellegrini per recarsi in Terrasanta e fino al quattordicesimo secolo dipendeva dal Vescovo di Betlemme. Pur vivendo all’ombra di un edificio storico, l’ostello, è moderno e molto pulito: è stato ristrutturato infatti nel 2011. Ha sei camere e 20 posti letto e un incantevole giardino, in parte coltivato ad orto, dove gli ospiti si possono rilassare dalle fatiche del viaggio, in una vera e propria oasi di pace.

Qui il link ad Hostel Blog

Una domenica agostana-artistico-cultural-bolognese

Nel pomeriggio di ieri mi risuonava in testa la canzone di Battisti, quella che parla di “chiedere gli opuscoli turistici della mia città” o “parlar di sugelati rincarati”. Queste due esperienze, secondo me, sono ugualmente stimolanti. Non mi stuzzica mai l’idea di fare la turista in casa, ma ieri potevo scegliere tra il divano olimpico e l’abbruttimento a bordo vasca di un’affollata piscina cittadina. Così ho deciso di prendere il treno a andare per musei, in una Bologna agostana e semideserta. Per non scontentare nessuna epoca storica, ho scelto il Museo Civico Medievale e il MamBO.

Un ipotetico turista che scende dal treno e si incammina verso il Nettuno incrocia quasi subito una delle più note istituzioni cittadine: Spongano, il sassofonista con i cani chow chow. Il famoso musicista di strada (che raramente suona, più spesso sta lì a far delle chiacchiere) negli ultimi 15/20 anni è stato visto con due chow chow, poi con un chow chow, poi nessun chow chow, ora un cucciolo di chow chow, e raffigura perfettamente il cerchio della vita (in questo caso dei chow chow).
Ma tutto ciò resta ignoto al turista, che prosegue il suo percorso dritto verso Piazza Maggiore.

Per immedesimarmi meglio, faccio come prescrive Battisti e vado a caccia di numerosi opuscoli. BENE, per l’ufficio informazioni turistiche aperto e per il numero di volantini a disposizione. MALE, perchè i suddetti volantini sono davvero troppi, alcuni solo in italiano e in generale comunicano l’idea di un’offerta turistico-culturale poco coordinata e chiara.

Un’ampollina deliziosa che mi sarei portata a casa

Torno indietro al Museo Civico Archeologico, in cerca della mostra sulle armi ottomane (di cui ho scoperto su Internet, all’ingresso del museo non è segnalata). Si tratta di un allestimento di una sola stanza, ma non fa nulla. Il museo è sempre interessante, ogni tanto fa rivisto.

Poi, rotta verso il MamBo. Per un attimo non mi ricordo come ci si arriva ma non mi preoccupo… “ho tanti depliant in borsa”. In realtà nel materiale raccolto non c’è nulla che mi torni utile. Ho un opuscolo su tal “Genius Bononie – musei nella città”, mi illude che potrei trovare indicazione su tutti i musei, invece c’è solo un percorso tra “edifici nel centro storico, restaurati e recuperati all’uso pubblico”, mentre il libretto “Bologna Contemporanea” parla dei festival in corso dell’anno ma non specifica le location, dunque “dove resta” il Mambo ancora non lo so. Allora sforzo la memoria e ritrovo la strada, ma un vero turista come farebbe? Come farebbero Battisti e Mogol?

foto da arassociati.webfactional.com

Visitare il MamBo, come molti musei di arte contemporanea, è un’esperienza che mi piace sempre: è un collage di sensazioni, il silenzio, l’improvviso “colpo” di un’opera eloquente, gli spazi bianchi. Ho visitato anche l’esposizione temporanea di Pleman Dejanoff, suggestiva ma oggettivamente poco spiegata. Se l’arte contemporanea offre un percorso emozionale più che intelletuale, questo museo fa bene il suo servizio. Altrimenti non so.

Per concludere, un drink analcolico (leggi succo di pompelmo) all‘Ex Forno, caffè ristorante del museo. Anche qui, solitudine pressochè totale, al punto che i baristi mi invitano a bere un cicchetto per festeggiare le ferie di uno di loro. (Uno in meno a Bologna… sempre più agostana e deserta)

In chiusura,  
qualche numero:
Museo Civico Archeologico: euro 5
MamBo: euro 6
Succo di pompelmo: euro 3
Comunicazione dell’offerta culturale della città (almeno per via cartacea) voto 4

e un link, per togliersi la curiosità su Spongano e altre storielle bolognesi: Da Il Codice Bologna

Parigi dietro l’angolo

Quella francese non è la mia cucina preferita (troppo grassa e “formaggiosa”)  ma è sempre bello sapere di avere molte opzioni di scelta. Quindi l’apertura di La Cuisine de Cedric  a Imola, è stata per me un’ottima notizia. Ho aspettato un po’ ad andarci (anche per avere una degna occasione…il nostro quinto anniversario). Il locale non è molto particolare soprattutto per chi conosceva il bar-gelateria che c’era prima. La struttura è stata mantenuta, ci sono stampe e poster alle pareti, per dare un’atmosfera un po’ parisienne. In compenso la cucina merita. Pochi piatti selezionati, crepe, omelette, parecchio pesce e cozze. Per aperitivo portano un bicchierino di vino rosso e un piatto di assaggini, patè e un’ottima torta al formaggio di capra. Venerdì e sabato si suona jazz. Mi piacerebbe andarci qualche volta, in quell’occasione… Anche se sarà dura. E’ più facile portare me in un ristorante dove mettono formaggio in ogni piatto, che trascinare Massi a sentire del jazz (forse per il decimo anniversario, chissà…) 

viale Andrea Costa 33/a Imola

Mini Reportage 72 ore a Parigi

Giardini

Quando si diventa vecchie signore, si comincia inevitabilmente a notare luoghi e fenomeni di cui non ci si accorgeva prima. Per quanto mi riguarda, una di queste cose sono i giardini. Preferibilmente giardini storici, di ville antiche, tra i cui vialetti si può passeggiare romanticamente, sentendosi una contessa del secolo scorso invece di una poveraccia dell’attuale. Conoscevo da tempo I Giardini del Casoncello (di cui ho già scritto su Minube)  Recentemente ho scoperto che esiste anche un network di alcuni dei più bei giardini visitabili del paese. Si chiama Grandi Giardini Italiani; ben due dei giardini da sogno in Emilia Romagna si trovano nel raggio di 10 chilometri da casa mia. Uno, Villa La Babina, lo conoscevo. Villa Montericco Pasolini, mi manca e spero di colmare presto la lacuna.

(A destra un’immagine del mio giardino/cortile e della mia incantevole aiuola di iris che, anche se non sono una vecchia contessa, fa la sua porca figura)