Foto-viaggiando del lunedì*: (piccolissime) cronache dalla Terra dei Sorrisi

sorrisi

C’era una volta e c’è ancora…la donna più piccina del mondo. Non abita in una favola, ma nel nord della Thailandia, nei dintorni di Chiang Rai. Vive vendendo ai turisti oggetti realizzati con la particolare tecnica di ricamo geometrico, tipica dell’artigianato locale. Sarà per le sue dimensioni o per le tecniche di direct marketing perfezionate negli anni o per il sorriso irrestibile, ma è impossibile sfuggirle (i due cuscini ricamati che ho sul divano di casa possono testimonarlo). E quando la piccola venditrice acciuffa un turista di passaggio gli piazza sulla testa un buffo copricapo.

E ride sempre come se fosse la prima volta.

* Questo post nasce da un’idea di Patato Friendly – diario di viaggio e non di una mamma viaggiatrice e del suo piccolo Patato

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Rabat e la medina tutta azzurra

La prima medina non si scorda mai. Per me è stata Rabat; una città non particolarmente esplorata dai turisti, certamente meno di Marrakech o Fes. Come tutte le capitali è luogo di ambasciate e grandi viali. Si trova a picco sull’oceano e nei suoi dintorni fioriscono rigogliosi i campi da golf.  Monumenti, mura, minareti e i resti della moschea di Hassan sono le attrazioni per chi si sposta fino al lato più occidentale del Marocco. Però io ricordo con emozione le piccole viuzze della medina. Le piccole botteghe, i panni stessi, i bambini che giocano. Ricordo che uno di loro mi è passato accanto di corsa, incitando i suoi amici “Jalla, jalla!” (…il brivido di capire qualcosa, anche solo una singola parola, in una lingua sconosciuta…).

Qui tOLYMPUS DIGITAL CAMERAutto si gioca sui colori dell’azzurro e del bianco. Qui si può sbirciare nelle abitazioni, quando qualcuno apre la porta per entrare o uscire; non si dovrebbe fare ma la curiosità è troppa e i muri di queste piccole case sembrano nascondere micro-universi affascinanti. Qui su ogni porta c’è la Mano di Fatima, uno dei più potenti amuleti contro il malocchio, secondo la tradizione islamica. Si usa come battente: così, mi ha spiegato Mostafa, chi vuole entrare in una casa deve per forza toccare l’amuleto e le eventuali energie negative che porta con se’ vengono neutralizzate.OLYMPUS DIGITAL CAMERAOLYMPUS DIGITAL CAMERA

Chissà se funziona…

Se piove a Bruges

A vederla così piccolina non lo si direbbe proprio, eppure Bruges è stata una delle città più importanti d’Europa tra il dodicesimo e il quindicesimo secolo. I suoi canali erano collegati al mare e per diversi secoli è stata un vivace centro di scambi commerciali. Del suo ricco passato sono rimaste molte testimonianze: l’architettura fiamminga, i palazzi aristocratici e le chiese del centro storico, che dal 2000 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Un lungo fine settimana è il momento ideale per visitare a fondo la “Venezia delle Fiandre” e viverla senza stress, rigorosamente a piedi.

Purtroppo in Belgio il bel tempo non è garantito, soprattutto nelle stagioni intermedie: fortunatamente a Bruges ci sono diversi musei nei quali rifugiarsi durante i pomeriggi piovosi. Gli appassionati di arte non potranno mancare il Groeningemuseum, con opere dei più importanti rappresentanti della scuola pittorica dei fiamminghi primitivi (su tutti Jan van Eyck) o il Memlingmuseum, all’interno del St. Janshospitaal, dove in una cappella del dodicesimo secolo sono raccolte le principali opere di Hans Memling.

Ma anche chi non ha idea di chi fossero i “Coniugi Arnolfini” o non subisce il fascino delle pitture a olio del 1400 può trovare soddisfazione dall’offerta museale di Bruges. Accanto a quelli d’arte ci sono infatti anche musei sul tema di piaceri più “prosaici”. Ad esempio, il Friet Museum, dedicato alle patate fritte, la gustosissima specialità di cui nessun turista in Belgio può fare a meno. Il museo propone un viaggio nella storia del famoso tubero: tutto sulle patatine, dalla terra alla frittura, passando anche per l’arte e il cinema.

Per accompagnare un croccante cartoccio di patatine non c’è nulla di meglio di una birra e anche per quella Bruges ha un luogo speciale.

Nel complesso industriale del birrificio Halve Maan si trova un vero e proprio museo, che propone una visita guidata alle antiche sale, collezioni di bicchieri (ogni birra belga ha il proprio bicchiere e va bevuta esclusivamente in quello!) e negozio in fondo al tour, dove è possibile acquistare la famosa birra del giullare. Qui viene prodotta infatti la Brugse Zot, il cui logo si incontra ovunque a Bruges e che deve la sua origine a una leggenda.

Pare che gli abitanti di Bruges avessero organizzato una grande parata di giocolieri, giullari e altri “mattacchioni” di professione, per accogliere l’imperatore Massimiliano d’Austria. Lo scopo era richiedere denaro per aprire una scuola di giocoleria. Il monarca tuttavia rifiutò: i giullari a Bruges erano già troppi e, a suo dire, non c’era bisogno di crearne altri. L’omino dal sorriso folle e il cappello con le punte è rimasto quindi uno dei simboli degli abitanti di questa città, che però nei loro modi non ricordano affatto questo personaggio stralunato, essendo in realtà gentili e ospitali in modo molto discreto.

ma poi non è detto che a Bruges debba per forza piovere…

(R)Assicurazioni….

Una simpatica ragazza che lavora in un’agenzia di comunicazione spagnola mi ha mandato questa infografica, chiamandomi “Donatella” e sostenendo di leggere il mio blog. Dubito di ciò ma condivido l’infografica, semplicemente perché mi piace visivamente e gli errori grammaticali contenuti sono simpaticissimi!

Sul tema in oggetto (assicurazioni di viaggio) sono impreparata. Non le ho mai stipulata una, non credo che lo farò (se non altro per scaramanzia) ma non si può mai sapere….

Certo che alcune delle evenienze elencate avrebbero potuto capitarmi benissimo:

– Avventura gastronomica in Pakistan no… ma in India sì
– Morso di squalo… evitato sapientemente alla Hawaii, non allontanandomi mai troppo dal bagnasciuga
– Fotocamera che cade in terra e va in pezzi: non necessariamente sulla Torre Eiffel Potrebbe capitarmi in ogni momento e in ogni luogo del mondo, anche a casa.

In compenso sono abbastanza sicura che non farò mai un “trek in una zona isolata”.
Forse potrei fare un’assicurazione contro l’indigestione di donuts e carrot cake in America. Più probabile che mi capiti…

Alla scoperta delle ricette perdute. Lo strano viaggio di due cuochi-ciclisti.

Ho conosciuto qualche settimana fa due strani viaggiatori; non sono proprio viaggiatori in senso stretto, sono più ciclisti, ma si occupano anche di cucina… insomma è complicato.
Alex Biso e Valentino Leone sono protagonisti del progetto “Alla scoperta delle ricette perdute”. Alessandro 42 anni, bolognese, cuoco viaggiatore, e Valentino 26 anni, video-operatore e “trotta mondo” appassionato di nuove tecnologie, lo raccontano così: “Si tratta di un programma tv senza tv, per il quale giriamo tutta l’Italia alla ricerca dei piatti delle nonne. Cerchiamo antiche ricette, quelle dei tempi di crisi, degli anni ’40, ’50 e ‘ 60, ancora molto attuali oggi, vista la situazione…”. Una volta trovate, le nonne, vengono intervistate e filmate mentre spiegano o preparano la ricetta. I video sono poi caricati su Youtube, diffusi e condivisi tramite Facebook; i filmati migliori  serviranno poi per realizzare un documentario.
La particolarità del tutto sta nel fatto che il viaggio viene compiuto rigorosamente in bicicletta. Alex e Valentino sono partiti nel maggio di quest’anno  e prevedono di finire il percorso nello stesso mese del 2013, toccando tutte le regioni d’Italia.  “Non cerchiamo solo ricette di cucina ma anche ricette di vita, ed è una maniera come un’ altra per dare modo alle nonne di dire ciò che vogliono e tramandare la loro saggezza – racconta Alessandro – Con questo progetto speriamo nel nostro piccolo di smuovere un po’ l’opinione pubblica sul tema degli alimenti che giornalmente vengono mandati al macero semplicemente perchè vicini alla scadenza, quando quasi un 25% delle famiglie italiane è prossimo alla soglia della povertà. Quindi, comprare con piu cura, e soprattutto buttare meno e riciclare, come consigliano le nonne”. 

La pagina Facebook dei due scoppiati

Addio alla Tacheles (o Requiem per un ricordo mancato)

Nessuno ha bisogno di scoprirlo leggendo questo blog.  Io non ci ero mai stata. Anche perchè Berlino ancora manca nel mio zaino. Non sono mai stata a Berlino! Che vergogna. Lo so. Rimedierò.
Però avrei voluto andarci, alla Tacheles. Era un omaggio alla fanciulla malvestita, piena di sogni e che credeva nell’arte come religione; una che vedevo sempre una volta quando mi guardavo allo specchio. Per questo motivo una foto della controversa galleria berlinese è tra le prime sulla board “Wishlist” su Pinterest.
Avrei potuto incaponirmi nei mesi scorsi e farci un salto… invece di giocare alla formichina risparmiosa & coscienziosa e passare l’estate a casa. Io ho risparmiato & coscienziato ma uno dei miei piccoli sogni è lo stesso morto di freddo. E allora a cosa è servito?
Oggi mi sento come mi sono sentita nell’agosto del 2005, davanti alle immagini di Katrina che spazzava via New Orleans. Un nodo alla gola e voglia di piangere. Un posto che avrei voluto vedere e sul quale mi ero costruita tante fantasie, morto così, senza saperlo, senza avermi regalato un ricordo. Mi rendo conto che la tragedia dell’uragano ha recato danni molto più ingenti e oggettivi dell’aborto di un mio ricordo, ma a me hanno suonato in testa le campane.
Lì ho capito che dovevo viaggiare, perchè il mondo cambia, le esperienze finiscono, i grattacieli vengono distrutti, le città spariscono sotto l’acqua (o soccombono sotto il peso del turismo di massa ma lì il discorso diventa articolato…) e io mi chiedo:
“Cosa ci stiamo a fare su questo pianeta se non lo conosciamo?”
fonte: Wikipedia

Porta i bimbi alle Hawaii

Ad eccezione di assassini, trafficanti di organi e uomini che indossano i fantasmini, tutti meritano un viaggio alle Hawaii. Almeno una volta nella vita. Le mete “tradizionalmente” paradisiache non sono le mie preferite ma le incantevoli isole a ovest degli States sono capitate sulla mia rotta quasi per caso e hanno scardinato con un piede di porco tutti i miei pregiudizi sui luoghi da cartolina. Eppure quello alle Hawaii resta per molti un viaggio da sogno (nel senso che ci si limita a sognarlo e non lo si fa mai). Le ragioni principali sono due:

Le Hawaii sono lontane
E’ così. Dall’Italia ci vuole un volo con due scali e circa 24 ore. TUTTAVIA non sono più lontane della Nuova Zelanda o dell’Australia (meta che invece molti raggiungono senza pensarci troppo…) E’ qualcosa che si può affrontare con una certa serenità. Il volo è dall’Europa alla costa ovest e da lì altre 5 ore. All’andata si è sorretti dall’adrenalina, dunque non ci sono problemi. Al ritorno si può sempre “spezzare” il viaggio, facendo una tappa di un giorno a San Francisco o Las Vegas, prima di tornare a casa. E poi, non dimentichiamoci che “Il viaggio è la meta” 🙂

Le Hawaii sono care
Non starò a dire che per un volo Bologna-Honolulu c’è RyanAir. Difficilmente si vola con meno di mille euro. TUTTAVIA organizzandosi (ovvero prenotando con alcuni mesi di anticipo) si può restare attorno a questa cifra, senza superarla. La grossa spesa è questa; una volta arrivati, in tutte le isole c’è un’offerta di alloggi, ristoranti e spostamenti alla portata di tutte le tasche. E in generale si spende quanto negli Stati Uniti (ovvero sempre meno che in Europa)

Le Hawaii sono il paradiso dei surfisti… ok, ma chiunque può costruirsi la sua vacanza su misura, anche se non ha mai messo piede su una tavola e non gliene potrebbe fregare di meno di iniziare. Lo so per esperienza, facendo parte di questa categoria. Ma soprattutto, lo dico per Roberta che ha introdotto il tema, le Hawaii sono un posto bellissimo dove portare i bambini!
Per diverse ragioni: 

La “metropolitana” Honolulu

A Honolulu, si può fare il bagno in tutta tranquillità, perché la spiaggia di Waikiki e “schermata” da frangiflutti, si può fare un giro in sottomarino o con la tradizionale canoa (si va in gruppo e con l’istruttore, così è sicuro e più economico).  A Honolulu c’è anche il famoso Bishop Museum, che io non ho visto ma ho letto che ha itinerari per bimbi sulle scienze naturali e sulla cultura hawaiana.

La natura 
L’isola di Big Island ha alcune cose meravigliose per i piccoli. Innanzitutto il parco nazionale dei vulcani Mauna Loa e Kilauea. Dalle foto sembra uno spettacolo spaventoso, ma lo show della lava si guarda sempre da molto lontano e intorno alla zona vulcanica c’è una bellissima (e umidissima) foresta del tipo “pluviale”; liane, enormi felci e fiori mai visti. Inoltre a Big Island c’è il Pu`uhonua O Hōnaunau, che solitamente diverte i bambini anche solo per il nome. Qui è riprodotto uno storico villaggio polinesiano (con tanto di capanne e spaventose maschere in legno). Bellissimo e…dall’atmosfera magica. Non a caso è un luogo sacro, dove è vietato fare il bagno. 

Gli animali 

 Nella zona sud di Big Island si trova la spiaggia nera di Punaluʻu, che è uno spettacolo di per se’ ma soprattutto per le enormi tartarughe che ci polleggiano. Se le tartarughe sono troppo lente e i bimbi vogliono qualcosa da più “rock”, all’Ocean Center di Maui si può anche… dormire con gli squali (informarsi sulle date perché non credo sia possibile farlo tutti i giorni)

Per un più semplice snorkeling, le spiagge kid-friendly sono Hanauma Bay (Oahu), Kealakekua Bay (Big Island) e Hulopoe Beach (Lanai).
Il sogno

Tutte le isole sono state set di film e telefilm, vecchi e nuovi. A Oahu è stato girato Lost, tanto per dirne una e c’è ancora la villa di Magnum PI (purtroppo non visitabile). Nell’isola di Kauai organizzano veri e proprio “Movie Tour” lungo i set naturali di Tropic Thunder, Pirati dei Caraibi, Jurassic Park… o il meno avventuroso Paradiso Amaro con Clooney. Non me ne vogliano gli operatori, ma non credo sia davvero necessario acquistare uno di questi tour per sentirsi in un film. Le Hawaii sono indimenticabili per l’atmosfera serena e rilassata che si respira in ogni angolo, per la tranquillità delle persone, per il clima un po’ capriccioso (ogni pomeriggio fa una pioggerella, soprattutto nelle coste est delle isole) ma sempre mite, per l’inesprimibile spirito di Aloha, che… come tale non si può esprimere ma c’è. Si sente e non si dimentica.

Risorsine on line per andare alle Hawaii con i bambini:
La trasmissione “In viaggio coi bambini” in onda su Sky ha dedicato diverse puntate alle Hawaii 

Qui il reportage del mio viaggio…