Istanbul in pillole: 3) Kadıköy e l’odore del mare

Lungomare di Kadıköy
 Kadıköy è una zona periferica “balneare”, sulla sponda asiatica di Istanbul.  Da’ l’idea di essere quel posto dove i cittadini vengono la domenica a prendere aria e annusare il mare. 
Qualcuno in lontananza fa surf, qualcuno si limita a godersi il dondurma (sono andata nel famoso e pluriconsigliato Ali Usta… ok, il gelato è buono, ma bisogna prendere quello da almeno 4 lire, perchè quello da 2 è piccolo piccolo. E ricordarsi di farsi mettere la salsa al cioccolato sopra…’che quel cioccolato caldo che si solidifica al tocco del gelato e poi fa crock sotto i denti, è un’esperienza che da sola vale il quarto d’ora di traghetto). Un zona carina, quasi totalmente unturistic, con molte bancarelle di libri usati, antiquari, atmosfera tranquilla. 
Nulla da eccepire, però per me il luogo ideale per annusare il mare resta Eminönü. La puzza di pesce sul ponte, il caos del traffico, la vista su Galata che non riesce a smettere di incantarmi. Eminönü è per me l’odore del mare di Istanbul. 

Nello “skyline” acquatico di Istanbul, Kadıköy si riconosce da lontano
per queste enormi gru che diosololosa a cosa servono…

Istanbul in pillole: 2) Oggi vintage!


Sto scoprendo la Istabul del vintage. In realtà cerco di restare alla giusta distanza, perchè non voglio spendere più denaro del necessario, però in questo santuario dei tempi che furono non ho potuto evitare di entrare. Si chiama By Retro (inutile cercare su internet, il sito esiste ma non funziona, come accade con molti siti turchi) e si trova in una galleria su Istiklal Caddesi.
Piacciano o meno gli abiti importabili, i tessuti sintetici ruvidi come grattuge e l’odore di naftalina, By Retro è da vedere perchè è praticamente un museo. L’ambientazione è irreale, manca il personale e anche i cartellini coi prezzi. Ma tra un abito e una valigia, ci sono locandine di film erotici turchi degli anni Settanta, e ora che li ho visti ho una missione: averne uno nel mio studio (quando avrò uno studio, si intende). Altri negozi vintage si trovano nelle viuzze attorno alla Torre di Gatala, quasi nascosti nelle gallerie e nei pasaj, alternati alle botteghe più cool & trendy della zona.
Notare il ritratto di Ataturk….

Piccolo diario estemporaneo: 3) “C’è sempre la gente più strana ai corsi di turco"

C’è sempre la gente più strana ai corsi di turco”; me lo disse un ragazzo nella biblioteca Cabral, quando ci andavo a lezione l’inverno passato. 
Lo disse parlando con me e con due miei compagni di corso, due musicisti gemelli specializzati in musica ottomana. Uno di loro aveva un’iguana. Loro sì, … effettivamente sembrano “strani”. Ma forse chiunque lo sembrerebbe, descritto in una frase.
La strana gente che studia il turco si divide principalmente in tre categorie:
1)  Quelli che lo fanno perché la conoscenza di una lingua di nicchia, di un paese dall’economia in crescita rappresenta un investimento professionale
2)  Quelli/e che hanno una/un partner turco
3)  Quelli che invece…boh, chissà, perché gli piace il suono, si sono innamorati di Istanbul, sono eccentrici,  è capitato, non sa/non dice. 
Alla prima categoria appartengono giovani di entrambi i sessi, ma prevalentemente maschi. Alla seconda categoria appartengono giovani di entrambi i sessi ma prevalentemente femmine. Alla terza categoria appartengono prevalentemente femmine over trenta.
Ragioni individuali a parte, una motivazione valida per tutti io la trovo nel detto che gira “You live a new life for every new language you speak”. Oggi ho trovato in Internet l’originale: è un proverbio ceco  Kolik jazyků znáš, tolikrát jsi člověkem. Difficile da tradurre letteralmente ma qualcosa del tipo: “Quante più lingue conosci, tanto più sei un essere umano”.
(Magari un essere umano strano…)

Piccolo diario estemporaneo: 2) Coca Cola e Ramadan

La Coca Cola fa la pubblicità per il Ramadan, esattamente come da noi per Natale. Il marketing si adegua alle diverse latitudini proponendo le stesso messaggio: promessa di felicità in una bevanda ipercalorica, gassata e dal sapore universalmente familiare. 
Però a noi il Natale parla di festa e allegria, perchè ci si ritrova in famiglia e ci si ingozza di cibo fino a scoppiare. Mentre il Ramadan ci sembra cupo e punitivo: una tortura che il fedele si autoinfligge per sottostare ai capricci del suo Dio. 
Tuttavia a me non sembra torturata questa gente che alle 20.15 (minuto più minuto meno) si riversa nei parchi di Sultanahmet, con i suoi tapperware e fa pic nic. Nè quelli che si mettono in file chilometriche davanti alle Köftecisi  (come dire… polpetterie), mentre le strade si riempiono di musica. 
Festeggiano perchè si sono purificati tutto il giorno; hanno ottenuto qualcosa attraverso uno sforzo. La festa ha il sapore della ricompensa meritata, non è una punizione, è un premio. 
Mentre i bambini, che non hanno digiunato, pasteggiano a CocaCola. E vabbè 🙂

Lo stucchevole spot della “CocaCola in Ramazan” che fortunatamente non vedo, 
perchè la mia camera qui non è attrezzata di tv


Istanbul in pillole: 1) Domenica mattina presto, a Beyoğlu

Ok, non è il Ponte sul Bosforo, ma è la vista dalla mia cucina turca. Da qui si vede la sgarrupata parte di Beyoglu nella quale sono felicemente finita. Qui rumoreggiano i gabbiani e a tratti sale, da chissà quale forno, profumo di pane appena sfornato. Gattini dall’aria pulciosa sono ad ogni angolo di strada, così come i bambini che giocano all’aria aperta tutto il giorno, buona parte della sera. In turco c’è una parola “Pazar”, che vuol dire sia “domenica” che “mercato”. Infatti questa mattina nelle viuzze attorno al mio palazzo è fiorito un esercito di bancarelle di verdura, frutta, uova, cinfrusaglie per la casa. I venditori espongono la merce in maniera geometrica. E’ uno spettacolo vedere piramidi pefette di pomodori, zucchine sdraiate una accanto all’altra, patate in fila come un plotone di soldati. Chissà perchè lo fanno…

Piccolo diario estemporaneo: 1) Lo zen e l’arte di bere il caffè turco

  
Penso che non coglierò l’anima di questo paese finchè non riuscirò a stare seduta, senza fare nulla, semplicemente ad attendere che si depositi il fondo del caffè turco. 
Il primo sorso scotta sempre la lingua; questo accade perchè si è abituati all’espresso dei bar, rapido, efficiente. Il caffè turco invece non è a tuo servizio. Lo devi aspettare, prima per il tempo che ci mettono a servirtelo, poi per il tempo che ci mette lui a rendersi bevibile. Non è lì per te. Tu sei lì per lui. Ha sempre un sapore autentico e sporco. Il caffè ti sta offrendo il privilegio di imparare ad apprezzare il suo gusto, di soffermarti, di pensare, di aspettare, di esserci.
Penso che non riuscirò a cogliere l’anima di questo paese, nè tanto meno la mia, finchè non riuscirò a stare seduta, senza fare nulla, ed esserci.