“I viaggi sono le levatrici del pensiero. Pochi luoghi risultano più favorevoli di un aereo, una nave o un treno in movimento al conversare interiore. Tra ciò che abbiamo davanti agli occhi e i pensieri che coltiviamo nella mente esiste una correlazione singolare: spesso i grandi pensieri hanno bisogno di grandi panorami, quelli nuovi di nuove geografie e le riflessioni introspettive che rischiano di impantanarsi traggono vantaggio dal fluire del paesaggio” (Alain de Botton – L’arte di viaggiare-)

In viaggio con Mr. Piccolo


“L’interlocutore sgrana gli occhi e si prepara ad attaccarti con violenza adesso che ha scoperto il tuo punto debole; il concetto che ha pronto è questo: non hai visto quel campanile? E allora che ci sei stato a fare in Argentina; non hai visto Les Halles? E che ci sei stato a fare a Parigi; non hai visto quella statua del Buddha? E che ci sei stato a fare in Sri Lanka. In pratica ti sei perso sempre quell’unica cosa che non avresti dovuto perdere”.


L’indispensabile premessa: io adoro Francesco Piccolo. Lo adoro da quando sono incappata per caso nei racconti di “Storie di promogeniti e figli unici”. E’ ironico, acuto, cinico quel pochino che non guasta. Mi piace, insomma. Sono partita quindi ben disposta alla lettura di “Allegro occidentale”.  Mr Piccolo racconta le avventure di turisti, viaggiatori, passeggeri vari, giornalisti e fotografi in viaggio-stampa (i famosi Turisti per Scrocco…). In realtà non c’è niente di più lontano dal comune mortale di chi viaggia, dallo Sri Lanka all’Australia, a spese di Marie Claire; eppure ci si immedesima sin dalla prima pagina in questo viaggiatore incantato dalle hall della business class, consumatore irresponsabile nei villaggi turistici, passeggero paranoico (quello che scruta dall’oblò le valige mentre vengono caricate nella pancia dell’aereo, non vede mai il proprio bagaglio e resta in ansia per tutto il volo). 

Mr Piccolo prende in giro se stesso e le nostre manie fuori casa, in nostro sguardo occidentale (o meglio, occidentale-centrico), le esasperazioni del mercato del turismo, i paradossi del “prodotto viaggio”, in maniera intelligente, senza limitarsi a ricalcare il solito “Noi italiani ci facciamo sempre riconoscere” o altri stereotipi che servono solo a rinforzare il pregiudizio che tanto vale stare a casa.  L’autore riesce a raccontare il senso della lontananza anche senza scomodare l’altra faccia del globo; lo fa nei capitoli ambientati a Roma, nel senso di solitudine di un one night love affair vissuto senza convinzione, o nella prestazione di una prostituta  africana (esperienza che l’autore non ha voluto farsi mancare e di cui riferisce con un misto di imbarazzo ed eccitazione, in modo davvero esilarante). 
“Allegro occidentale” è un libro vecchiotto; la prima edizione è del 2003 e al ritmo con cui oggi si bruciano i prodotti editoriali, nove anni è un’era geologica… ma vale la pena recuperarlo, per farsi due risate riflettendo. E viceversa. 

ALLEGRO OCCIDENTALE
Francesco Piccolo
Universale Economica Feltrinelli