Piccolo diario estemporaneo: 3) “C’è sempre la gente più strana ai corsi di turco"

C’è sempre la gente più strana ai corsi di turco”; me lo disse un ragazzo nella biblioteca Cabral, quando ci andavo a lezione l’inverno passato. 
Lo disse parlando con me e con due miei compagni di corso, due musicisti gemelli specializzati in musica ottomana. Uno di loro aveva un’iguana. Loro sì, … effettivamente sembrano “strani”. Ma forse chiunque lo sembrerebbe, descritto in una frase.
La strana gente che studia il turco si divide principalmente in tre categorie:
1)  Quelli che lo fanno perché la conoscenza di una lingua di nicchia, di un paese dall’economia in crescita rappresenta un investimento professionale
2)  Quelli/e che hanno una/un partner turco
3)  Quelli che invece…boh, chissà, perché gli piace il suono, si sono innamorati di Istanbul, sono eccentrici,  è capitato, non sa/non dice. 
Alla prima categoria appartengono giovani di entrambi i sessi, ma prevalentemente maschi. Alla seconda categoria appartengono giovani di entrambi i sessi ma prevalentemente femmine. Alla terza categoria appartengono prevalentemente femmine over trenta.
Ragioni individuali a parte, una motivazione valida per tutti io la trovo nel detto che gira “You live a new life for every new language you speak”. Oggi ho trovato in Internet l’originale: è un proverbio ceco  Kolik jazyků znáš, tolikrát jsi člověkem. Difficile da tradurre letteralmente ma qualcosa del tipo: “Quante più lingue conosci, tanto più sei un essere umano”.
(Magari un essere umano strano…)

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