Viaggi organizzati?…

Abbiamo fatto un viaggio organizzato nel 2010. Si tratta delle crociera Horus di Francorosso. Lo abbiamo fatto per il più comune motivo per il quale si sceglie di fare un viaggio organizzato; poco tempo e convenienza economica. Non possiamo certo lamentarci di Francorosso che fa bene il suo lavoro. Tuttavia lo stesso, il bilancio non è stato positivo. 

No, perché non amo fare la collezione di monumenti, da visitare al volo le eccellenze di un paese. Preferisco arrivarci lentamente, godermi la strada, andare in un supermercato del posto, girare un pomeriggio senza meta, scegliere dove mangiare. Magari vedere meno “meraviglie” (i cui dettagli finiscono per essere dimenticati o confusi) ma visitare più strade comuni, vedere più persone lavorare, capire quanto cosa un chilo di pane.
No perché amo vivere il viaggio come parentesi dalla vita quotidiana, e per calarmi il più possibile nel paese in cui sono amo non avere contatti con cose che mi ricordano casa. Non leggo la posta elettronica, se posso spengo il cellulare. Non ascolto musica italiana nell’Ipod, per il tempo del viaggio leggo romanzi o racconti di autori locali, naturalmente non amo sentir parlare italiano e stare con italiani. Non mi permetterebbe di “staccare”: infatti in questa settimana egiziana tra toscani, veronesi, coppie chiassose, signore bolognesi svampite, non ho “staccato” per nulla.
No, perché si è costretti a convivere quasi giorno e notte con persone sconosciute e il viaggio, tra caldo, spostamenti, levatacce, è una di quelle condizioni che tendono ad abbassare la soglia di tolleranza. Anche se bisogna ammettere che a volte, i compagni possono anche offrire spunti comici: come la signora che davanti a una canale di scolo ha commentato “Ma questo è ancora il Nilo?”, o quella che voleva vedere lo “spettacolo dei verdisci rotanti”.
No, perché il viaggio organizzato non permette di portare un reale sostegno alla popolazione locale. Certo, ristoratori, facchini, proprietari di piccole imbarcazioni, col turismo ci guadagnano ma la maggior parte di quanto pagato va al Tour Operator nel nostro paese. Fuori dalla retorica del turismo-ad ogni costo-resposabile (fastidiosa come ogni retorica), quando si visita un paese del terzo mondo è d’obbligo porsi anche queste domande. E se possibile, darsi la risposta più giusta.

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